La cannella aiuta davvero ad abbassare la glicemia? Scopriamo cosa dicono gli studi scientifici, come utilizzarla e quali precauzioni adottare.
Basta aggiungere un pizzico di cannella al caffè, allo yogurt o al porridge per tenere sotto controllo la glicemia? Magari fosse così semplice!
La cannella è una delle spezie più utilizzate in cucina, soprattutto in questo periodo dell’anno, quando torna protagonista di dolci, biscotti, tisane e colazioni autunnali. Ma oltre al suo profumo inconfondibile, le vengono spesso attribuite proprietà benefiche per la salute, tra cui quella di aiutare a ridurre gli zuccheri nel sangue. Non è raro, infatti, leggere che la cannella sarebbe particolarmente indicata per chi soffre di diabete o insulino-resistenza. Ma quanto c’è di vero? E soprattutto, è sufficiente aggiungerne un po’ ai nostri alimenti per ottenere un beneficio concreto? Cerchiamo di fare chiarezza, come sempre partendo dalle evidenze scientifiche.
Cannella e glicemia: perché se ne parla tanto?
La cannella contiene diversi composti bioattivi, tra cui polifenoli e cinnamaldeide, che sono stati studiati per i loro possibili effetti sul metabolismo del glucosio. Alcuni studi sperimentali suggeriscono che queste sostanze possano influenzare i meccanismi coinvolti nella sensibilità all’insulina e nell’utilizzo del glucosio da parte delle cellule. Attenzione, però: osservare un determinato effetto in laboratorio non significa necessariamente che lo stesso beneficio si verifichi nell’organismo umano, soprattutto utilizzando le piccole quantità di cannella che normalmente aggiungiamo agli alimenti. Ed è proprio qui che dobbiamo distinguere tra le proprietà potenziali di una sostanza e i benefici effettivamente dimostrati nella pratica.
Cosa dicono gli studi scientifici?
Negli ultimi anni diversi studi clinici hanno valutato gli effetti della cannella sui livelli di glicemia, soprattutto nelle persone con diabete di tipo 2. Alcune ricerche hanno osservato una riduzione della glicemia a digiuno e, in alcuni casi, anche dell’emoglobina glicata, il parametro che ci permette di valutare l’andamento medio della glicemia negli ultimi due o tre mesi. Altri studi, invece, non hanno riscontrato benefici significativi.
Come mai risultati così diversi? Le ricerche utilizzano spesso tipologie differenti di cannella, dosaggi variabili, estratti o integratori non sempre confrontabili tra loro. Inoltre, cambiano la durata degli studi, le caratteristiche delle persone coinvolte e le eventuali terapie già in corso. Le revisioni sistematiche e le meta-analisi disponibili suggeriscono quindi possibili effetti favorevoli su alcuni parametri glicemici, ma con risultati eterogenei e diversi limiti metodologici. In altre parole, la cannella potrebbe avere un piccolo effetto sul metabolismo del glucosio, ma non abbiamo prove sufficientemente solide per considerarla una strategia efficace e affidabile per il controllo della glicemia.
Quindi basta aggiungere cannella ai dolci per ridurre gli zuccheri?
Assolutamente no! Questo è probabilmente l’equivoco più importante da chiarire. Se aggiungiamo un cucchiaino di cannella a una torta, a dei biscotti o a una colazione ricca di zuccheri, non stiamo neutralizzando i carboidrati presenti in quegli alimenti. La cannella non impedisce l’assorbimento degli zuccheri e non annulla la risposta glicemica del pasto. Possiamo certamente utilizzarla per aromatizzare le nostre preparazioni e, in alcuni casi, per ridurre la necessità di aggiungere zucchero grazie al suo sapore naturalmente dolce e speziato. Ma si tratta di un vantaggio culinario, non di un effetto terapeutico dimostrato.
Cannella e insulino-resistenza: può essere utile?
Anche in questo caso è necessario fare una distinzione. Alcuni studi hanno valutato gli effetti della cannella su parametri legati alla sensibilità insulinica, ma i risultati non sono ancora sufficienti per raccomandarne l’utilizzo come trattamento dell’insulino-resistenza. Quando parliamo di insulino-resistenza, infatti, dobbiamo ricordare che il miglioramento della sensibilità all’insulina dipende soprattutto da un insieme di fattori: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, qualità del sonno e, quando necessario, gestione del peso corporeo. Non esiste una singola spezia, un alimento o un integratore in grado di sostituire questi interventi. Questo non significa che dobbiamo rinunciare alla cannella. Significa semplicemente attribuirle il ruolo che merita, senza aspettarci effetti che la scienza non ha ancora dimostrato con sufficiente certezza.
Quale cannella scegliere? Attenzione alla cumarina
Non tutte le cannelle sono uguali. Le due tipologie più conosciute sono la cannella di Ceylon (Cinnamomum verum) e la cannella Cassia, spesso più economica e diffusa in commercio. La differenza più importante riguarda il contenuto di cumarina, una sostanza naturalmente presente nella cannella che, se assunta in quantità elevate e per periodi prolungati, può risultare dannosa soprattutto per il fegato. La cannella Cassia contiene generalmente quantità di cumarina molto superiori rispetto alla cannella di Ceylon. Per questo, se utilizzate frequentemente la cannella, soprattutto ogni giorno, può essere preferibile scegliere quella di Ceylon.
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha stabilito per la cumarina una dose giornaliera tollerabile di 0,1 mg per kg di peso corporeo. Questo valore non rappresenta una dose consigliata di cannella, ma una soglia di riferimento per l’esposizione alla cumarina. Il contenuto di questa sostanza può variare molto da un prodotto all’altro, quindi non è possibile indicare una quantità giornaliera di cannella Cassia sicuramente sicura per tutti. Un conto è utilizzarne un pizzico per aromatizzare un dolce, un altro è assumere quotidianamente grandi quantità di cannella o integratori concentrati.
Come utilizzare la cannella nella nostra alimentazione?
La cannella rimane una spezia piacevole e versatile, che possiamo tranquillamente inserire nelle nostre ricette. È ottima per aromatizzare lo yogurt bianco, il porridge, le mele cotte, le pere, le torte fatte in casa e persino il caffè. Il mio consiglio è quello di utilizzarla soprattutto per il suo gusto e il suo profumo, senza attribuirle proprietà miracolose. Non esiste infatti una quantità di cannella da aggiungere quotidianamente agli alimenti che sia stata dimostrata efficace per abbassare la glicemia. E attenzione agli integratori: soprattutto se si assumono farmaci per il diabete o si hanno problemi epatici, è opportuno confrontarsi con il medico prima di utilizzare prodotti concentrati a base di cannella.
In conclusione: la cannella abbassa davvero la glicemia?
La risposta più corretta è: alcuni studi suggeriscono un possibile effetto favorevole, ma le evidenze non sono ancora sufficienti per raccomandarla come trattamento per il controllo glicemico. Possiamo quindi continuare a utilizzarla nelle nostre preparazioni, apprezzandone il profumo, il sapore e la capacità di rendere più piacevoli anche ricette semplici, senza necessariamente aggiungere zucchero. Ma ricordiamoci che il controllo della glicemia non dipende da un singolo ingrediente. È il risultato delle nostre abitudini alimentari complessive, del movimento, dello stile di vita e, quando necessario, delle terapie prescritte. Perché, come ricordo spesso, non sono i singoli alimenti a fare la differenza, ma l’alimentazione nel suo insieme.
Fonti scientifiche
- Meta-analisi del 2023 sulla supplementazione di cannella e il controllo glicemico
- Meta-analisi del 2019 su cannella, diabete e parametri metabolici
- National Institutes of Health – Cinnamon: Usefulness and Safety
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Vi ricordo che le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione medica o nutrizionale personalizzata. La cannella può essere utilizzata per arricchire di gusto la nostra alimentazione, ma non rappresenta un trattamento per il diabete o l’insulino-resistenza e non deve sostituire eventuali terapie prescritte.
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Dott.ssa Simona Santini – Biologa Nutrizionista

